La legislazione italiana in materia di acqua è una storia che ha origini lontane e percorsi contorti: il R.D. n.1775 del 1933 considerava pubbliche solo le acque citate in alcuni elenchi, il successivo D.Lgs.339/99 dichiarava che tutte le acque erano pubbliche ad esclusione di quelle ad uso domestico. Il recente decreto “Ronchi” del 25 settembre 2009 disciplina i servizi pubblici locali di rilevanza economica (tra i quali rientra la gestione delle risorse idriche , ndr ), stabilendo “che la partecipazione pubblica si riduca anche progressivamente” e solo “per situazioni eccezionali che non permettono un efficace e utile ricorso al mercato, l’affidamento può avvenire a favore di società a capitale interamente pubblico”
Per approfondire consulta articolo originale:
Acqua, liberalizzazione o privatizzazione?
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